Condividiamo con gioia un articolo de “La Voce e il Tempo” che racconta dei nostri fratelli e sorelle della diocesi di Torino: il gruppo “Chiesa formato famiglia”.
Riempie il cuore e alimenta la Speranza guardare come lo Spirito trovi sempre strade nuove per generare. Buona avventura grande a tutti!
Buona lettura
Famiglia è cura, condivisione, gioia, servizio, generatività, accoglienza…
Dimensioni che per definizione “guardano all’esterno”. Così nei modi più diversi, con i vissuti più diversi, ci sono famiglie che nel loro percorso hanno «guardato all’esterno», alla propria comunità parrocchiale, come a un luogo, «fisico, ma non solo», dove vivere la vocazione matrimoniale.
Accade da qualche anno ormai in diverse diocesi d’Italia perchè con il passaparola delle testimonianze, le esperienze si stanno moltiplicando lasciando alla fantasia dello Spirito spazio per ispirare e dare forma a modalità nuove, in contesti anche molto differenti. Così accade in diocesi di Torino dove dal 2022 è nato il gruppo «Chiesa formato famiglia», che grazie a una coppia della diocesi di Milano del gruppo «Famiglie missionarie a Km0» si sta a poco a poco strutturando per far sì che quanto avviato sulla collina torinese, ormai quasi 20 anni fa e poi da altre coppie sparse sul territorio, possa ispirare e accompagnare ancora altri in questo percorso. Un gruppo per camminare insieme, pur nelle diversità, per accogliere altre esperienze, per condividere alcuni momenti di fraternità e per sostenere con la fraternità chi si sta avvicinando a questa modalità di essere famiglie a servizio di una comunità. Difficile circoscriverle, rinchiuderle in un modello, per descriverle perché nella «Chiesa formato famiglia» c’è chi vive in una canonica in un paese dove non c’è più il sacerdote residente, chi ha scelto di vivere in un housing sociale, chi vive in parrocchia, nella città, dove il parroco è presente ma deve seguire anche altre comunità, altri in una casa di proprietà ma con «le porte aperte all’accoglienza». E ancora: chi è vicino alla spiritualità cottolenghina, chi a quella focolarina, chi al Gruppo Abele, chi al Sermig. I primi che hanno iniziato nella canonica e nella attigua casa di San Grato in Mongreno sono coppie scout… C’è chi ha figli piccoli, chi li ha ormai autonomi… A camminare con loro don Mario Aversano per anni direttore dell’Ufficio Famiglia diocesano e oggi Vicario episcopale per la pastorale sul territorio che partecipa ai momenti di condivisione e che segue i passi del gruppo che lo scorso anno ha incontrato e si è confrontato con l’Arcivescovo Repole.
Incontriamo le famiglie proprio in uno degli appuntamenti di condivisone di inizio anno, una sera nell’oratorio della parrocchia della Pace «abitato» da Maria Teresa e Bruno che stanno vivendo il loro percorso di discernimento per entrare a far parte della fraternità del Sermig. Ci sono Valentina e Vincenzo che dal 2014 vivono in Casa Emmaus dell’oratorio della Trinità di Settimo Torinese, Ester e Francesco dell’équipe di pastorale giovanile diocesana che abitano in un housing del Cottolengo, Lia e Mattia che dal 2018 abitano la canonica di Cafasse, poi c’è chi sta aspettando di individuare casa per iniziare l’esperienza e ci sono i primi che hanno avviato l’“esperimento”: le coppie scout di San Grato, una canonica che ha già visto nel tempo anche degli avvicendamenti. Mancano le famiglie di Marene che fanno parte del gruppo dal 2022 ma si percepiscono “vicine” nel report della serata, a testimoniare che al di là degli incontri comuni c’è un legame, uno starsi accanto nella preghiera e nella fraternità, che va al di là dell’appuntamento e che restituisce un’altra immagine bella di questa realtà nuova.
Quella della spontaneità – la stessa con cui ti accolgono al tavolo con loro – la stessa che così ti puoi facilmente immaginare si possa cogliere quando suoni alla porta della canonica, o della casa, e hai bisogno di un aiuto… Perché le coppie che hanno fatto questa scelta di «essere testimoni di una Chiesa che è famiglia di famiglie» sono come ogni famiglia esposte a mille variabili, ma radicate in quel valore dell’accoglienza e del servizio evangelico che si sperimenta quotidianamente, nei rapporti stretti tra genitori e figli ma anche nel mettersi a disposizione della comunità, o di altre famiglie con cui si cammina. E quindi non si affidano «a una previa progettualità a tavolino», sottolinea don Aversano, ma alla Parola, al discernimento continuo. Così ogni giorno – raccontano – ci possono essere le esigenze e le risposte più varie che vanno al di là dei servizi più tradizionali che si possono svolgere in parrocchia. Così c’è chi accompagna catecumeni, ma poi nel quotidiano apre la porta, si mette in ascolto di chi passa, chi dà informazioni a chi chiede come fare nel caso di un lutto, chi offre compagnia, c’è l’impegno ad animare e organizzare una festa patronale o a far proseguire anche in agosto – “perché qui i ragazzi non vanno via” – una esperienza di oratorio aperto. Il tutto mescolato all’ordinario di ogni famiglia: l’educazione dei figli, l’impegno lavorativo, le amicizie, e anche le passioni sportive… Una mescolanza che allontana subito l’immagine della famiglia «tappabuchi perché non ci sono più preti ad abitare le case parrocchiali», che non è una «clericalizzazione delle coppie», ma che rivela una altra possibilità per le famiglie di «profumare di Vangelo» senza ripiegarsi su loro stesse. C’è una vitalità dell’essere coppia che si esprime e si riversa intorno, cogliendo anche in strutture rimaste vuote per la diminuzione del clero (e che le famiglie ricevono in comodato d’uso gratuito dalla diocesi), nuove opportunità, tra cui la bellezza di «accompagnare ed interpretare, senza subire, i cambiamenti che stanno investendo l’essere Chiesa nella società di oggi». Così «Chiesa formato famiglia» non è una nuova associazione, ma uno stile. Una proposta che potrebbe coinvolgere altre coppie e per questo chi fosse interessato può scrivere a chiesaformatofamiglia.to@gmail.com. Nei giorni del Festival della missione, tra gli incontri, anche la presentazione di un libro che può aiutare a meglio comprendere queste esperienze: «Per infiammare ogni cosa. Famiglie missionarie a km zero in ascolto dello Spirito» a cura di Marco Gibelli per Ipl editore. Storie, esperienze, volti che in questi giorni di avvicinamento al Natale sono un ulteriore rimando a cogliere in quella Famiglia di Betlemme un modello per ogni giorno.
Federica BELLO per “La Voce e il Tempo”








