di Mons. Luca Bressan, Dio ci invita alla sua tavola (riflessioni per Expo 2015).

Non di solo pane
[…] «Voi mi cercate – dice Gesù alle folle – non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna» (Gv 6, 26). L’uomo ha bisogno di molti cibi per vivere e per realizzare il proprio destino. E il cibo ci consente di scoprire veramente chi siamo, se lasciamo che l’operazione del nutrire dischiuda tutte le potenzialità che contiene. Il Vangelo è pieno di esempi che ci illustrano come l’esperienza dell’essere nutriti diventa fonte di interrogazione e di verifica della qualità del nostro essere uomini e donne.


L’uomo ha bisogno di molti cibi per vivere e per realizzare il proprio destino. «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» è un’affermazione del libro del Deuteronomio (Dt 8,3) ripresa da Gesù, nel Vangelo di Matteo (Mt 4,4) proprio per contrastare la tentazione di ridurre l’uomo ai soli bisogni fisici e materiali; e allo stesso tempo per rilanciare l’idea che l’azione del nutrire, intesa in modo integrale, è lo spazio che Dio ha istituito per educare gli uomini e per incontrarli. Solo in questo modo possiamo scoprire di essere veramente uomini: quando rispondiamo alla fame, quella vera; quando attraverso il cibo ci leghiamo tra di noi, ci mettiamo in relazione; e dentro questa relazione scopriamo la presenza di Dio.
Proprio come intuiva in modo lucido don Lorenzo Milani. «Lo diceva anche Gesù: l’uomo non vive di solo pane e casa, ma anche di scuola e di pensiero e di libertà interiore, perché da questa si passa direttamente alla fede e alla vita eterna, mentre dal pane e dalla casa si può tranquillamente passare alla televisione e al cine».

[…]

Accendere l’immaginazione
Il pensiero del Papa, nella sua dinamica di denuncia – proposta è proprio chiaro: come cristiani dobbiamo avere un compito critico, specie nei confronti del primo mondo; un compito che non possiamo delegare. Il rapporto col cibo può essere assunto come il luogo nel quale si rende più evidente la disarmonia che segna il rapporto dell’uomo con il creato e con gli altri esseri umani; qui più che altrove la cultura dello scarto si evidenzia in maniera lampante. Ed è proprio qui allora che occorre essere presenti per accendere le domande giuste, per sviluppare un pensiero metaforico che può arricchire tutti.
Esserci per dare a pensare. […]

Come ormai abbiamo ben compreso, il cibo e l’atto del nutrire (e il suo corrispettivo, quello dell’essere nutriti) sono al cuore dell’esperienza cristiana e della riflessione culturale e spirituale che ha saputo generare dentro la storia.

Per i cristiani tutta la storia umana è un lento ed inarrestabile cammino verso quel banchetto di comunione che Dio sta preparando per tutti noi. Le nostre esistenze sono così, in questa prospettiva, degli esercizi di preparazione a questo evento; esercizi che Dio stesso ha immaginato per noi, quando ci ha creato e ci ha posto nel giardino. […]

L’esperienza del nutrire non è altro che il racconto della vita umana, descritta a partire da quella prospettiva che ne unifica i percorsi e gli itinerari antropologici e culturali: la prospettiva della relazione e della comunione, simbolizzata dall’elemento spaziale che è la tavola. Una tavola intesa come strumento evocatore, simbolo che richiama e connette i luoghi e i soggetti protagonisti dell’atto del nutrire. Questa tavola si trasforma infatti in modo naturale e senza soluzione di continuità in focolare, refettorio, mensa, scrittoio, banco (di lavoro, di gioco, di esposizione e di vendita, di cura), altare … quanti luoghi dove vivere gli esercizi che ci preparano al grande banchetto di comunione che il Padre e Gesù Cristo preparano per voi, e verso il quale ci sta guidando lo Spirito santo. Quante forme assunte dalla tavola di comunione che Dio ha voluto con gli uomini e con il mondo, per nutrire la loro vita, facendoli maturare, immergendoli nella storia, rendendoli attori corresponsabili nella costruzione del futuro dell’umanità.

A nostra volta farci pane per gli altri
Nutrire il pianeta, energia per la vita. La logica eucaristica che abbiamo appena evocato ci consente di vedere fino a che punto l’esperienza cristiana è in grado di accendere una comprensione metaforica del tema di EXPO 2015, dandogli significati profondi ed inediti. Poiché il Dio che ci si è rivelato, il Dio in cui crediamo, si è fatto pane nel Figlio morto e risorto per noi, noi cristiani a nostra volta siamo invitati a farci pane per gli altri, ad essere cibo che sazia la loro (e la nostra!) fame e la loro (e la nostra!) sete.

Proprio perché nutriti dall’amore di Dio, proprio perché abbiamo fatto esperienza di questo amore, possiamo a nostra volta con la gioia del Risorto nutrire gli altri con l’amore di Dio che abita i nostri cuori. “Nutrire il pianeta, energia per la vita” significa imparare a farsi carico di ogni fratello e sorella del mondo: questo è il primo modo per vivere la responsabilità nei confronti del creato ed è il messaggio fonda-mentale che la fede cristiana ci chiede di annunciare.